Viaggi in Lazio Last minute Giugno

Vacanze a Giugno in Lazio Last minute.

Gli operatori turistici laziali credono molto nel lungo ponte del 2 Giugno.
Il Lazio è una delle regioni più affascinanti in cui viaggiare dove è possibile scoprire luoghi incantati.

MONTERANO
I ruderi dell'antica Monterano, con resti di chiese, edifici, arcate di acquedotti, risalenti a varie epoche, costituiscono uno spettacolo suggestivo, reso ancora più unico dalla vegetazione che ne ricopre le murature. Ci troviamo nel comune di Canale Monterano, in provincia di Roma. A Monterano numerosi reperti archeologici e monumenti di particolare valore artistico testimoniano la presenza dell'uomo dall'Eneolitico (2000a.C. ). Nel territorio sono presenti numerose necropoli etrusche (Bandita, Palombara) e la “tagliata” etrusca del “Cavone”, antica via d'accesso a Monterano. L'espansione Romana nell'Etruria meridionale si attuo' attraverso un'estesa rete stradale di cui la Selciatella e il Ponte di Seiano (o del Diavolo) che conducevano alle Terme di Stigliano, ne sono testimonianza. Nel 568 Monterano diventa sede Episcopale. A quell'epoca la città è detta Manturianum. Nel X° Sec. importanti famiglie come gli Orsini, gli Anguillara, i Colonna, gli Altieri si disputarono il territorio di Monterano, il cui centro abitato rimase per secoli il solo importante nella zona come testimoniano i resti imponenti del Castello e dell'acquedotto. Il Convento di S. Bonaventura fu costruito, nel 1667, su progetto del Bernini. Nel 1799 l'intero paese fu distrutto e saccheggiato dalle truppe Francesi. La decadenza di Monterano fu inevitabile e il vicino abitato di Canale degli Altieri assunse importanza sempre maggiore. Oggi e' l'attuale Canale Monterano. Tra le rovine si possono osservare i resti del Palazzo Altieri e del Convento di Bonaventura, costruito su progetto del Bernini. All'interno della chiesa scoperchiata non si può non rimanere affascinati da un gigantesco albero di fico, che lentamente ma inesorabilmente come tutta la natura intorno si sta riappropriando di quello spazio tolto circa 2 secoli or sono. Le due torri, circolare quella di destra e quadrata quella di sinistra, furono collegate da una loggia a sei arcate sistemate a finto rudere e ad imitazione degli archi del vicino acquedotto. Sotto la loggia fu costruita una fontana veramente geniale con un leone di pietra, raffigurato nell’atto di scuotere la roccia con una zampa per far sgorgare un’abbondante cascata d’acqua. Si dice che nell'antica cattedrale sconsacrata e in rovina, di notte, si celebrassero fino a pochi anni fa messe nere. Presenti anche alcuni esempi interessanti di architettura rurale come l'edificio della mola vecchia e alcuni casali sette-ottocenteschi.

Le rovine di Monterano fanno parte della Riserva Naturale Monterano. La posizione a cavallo tra i Monti della Tolfa e 1'area Sabatina consente di offrire aspetti rappresentativi di entrambi i comprensori. Al primo appartengono i terreni sedimentari calcareo-marnosi, mentre le spesse coltri di tufo dell'apparato vulcanico sabatino presentano profonde forre incise dal fiume Mignone e dal suo affluente Bicione. Partendo da Canale Monterano, seguendo le indicazioni per la Riserva, si scende fino al parcheggio. Lasciata l'auto, è preferibile abbandonare la strada sterrata e imboccare il nuovo sentiero segnato sulla sinistra che si addentra nel bosco misto di castagno, nocciolo, ornello, carpino e felci. Sul lato sinistro è visibile una piccola cascata, carica di acqua rossiccia per l'alto contenuto di ferro. Il bosco, ricco di felci (tra cui la rarissima Osmunda regalis), pungitopo e agrifoglio è attraversato da un piccolo fiume che nei periodi piovosi disegna piacevoli giochi d'acqua tra le rocce. Rimanendo sul sentiero, superato il ponte che guada il fiumiciattolo, si giunge all'aperto, dove l'odore di zolfo ci porta verso alcune polle d'acqua solforosa. A fondo valle vi aspetta un'atmosfera da inferno dantesco, il colore della terra e' a tratti bianco, giallo e rossastro, disseminato di polle d'acqua ribollenti, testimonianza dell’antica attività vulcanica della zona, i costoni circostanti sono punteggiati da una miriade di grotte multicolori (retaggio di una vecchia zona mineraria per l'estrazione di minerali sulfurei e ferrosi) e nell'aria c'è un diffuso odore di zolfo. Di fronte a voi un'erta salita solcata da un sentiero che vi farà sbucare alle rovine di Monterano (se la cercate a sinistra del sentiero c'è anche l'antica strada etrusca, il Cavone, da poco resa percorribile, che, profondamente scavata nel tufo e quindi facilmente difendibile, dava accesso alla città). Le presenze faunistiche sono di notevole interesse: fra i mammiferi presenti la martora, il tasso, l'istrice, numerosi cinghiali.Ricco l'elenco dei rapaci che comprende il lanario, la poiana, il biancone, il nibbio reale, il nibbio bruno, il gheppio, 1'albanella minore e, come presenza ormai del tutto occasionale, il capovaccaio. Tra le altre specie avifaunistiche vanno ricordati la ghiandaia marina nell'ambiente delle forre, il gruccione, la quaglia e il passero solitario nelle zone "aperte", il martin pescatore, la gallinella d'acqua e il porciglione negli ambienti fluviali, la ghiandaia, 1'upupa ed il picchio verde nelle zone boschive. Numerosi i rapaci notturni che nidificano nei vecchi tronchi o tra le rovine: tra essi il gufo comune, il barbagianni, 1'allocco e la civetta. Tra i rettili presenti la testuggine comune, il biacco, il colubro d'Esculapio e la luscengola.

Tra i turisti (soprattutto inglesi) che preferiscono giungere a Roma percorrendo la antica Via Francigena, ovvero l’asse Via Aurelia - Via Cassia, la Toscana gioca un ruolo predominante.
I viaggiatori dell’800 allargano il loro sguardo, alla ricerca di nuove strade da solcare, ed in questo secondo scorcio di Grand Tour l’Umbria subentra nella parte finale di tale percorso, proprio prima di entrare nel Lazio da Viterbo: essi sono fatalmente attratti da Orvieto e le zone circostanti: il Lago di Corbara in primo luogo, mentre pochi altri si addentreranno lungo la strada che congiunge la città del Duomo ad Amelia, alla ricerca di ulteriori testimonianze romane.
Orvieto dunque, ed in questo caso il passato da scoprire è preferibilmente quello etrusco, ma il grandioso Medioevo della città non passa qui inosservato: dal tufo emerge possente il Duomo del Maitani e di Simone Martini, vera oasi dell’arte pittorica, così legato alla Toscana nelle sue forme esterne che rimandano all’amata Siena.
Karl Gottfried Pfannschmidt, artista amato dagli scrittori romantici, riporta nel 1845 queste impressioni di Orvieto: “...la prima passeggiata si orientò verso il Duomo, che, nella sua superba bellezza, ci fece una straordinaria impressione al pensiero che un’opera di tale perfezione potesse essere compiuta da una sola cittadina. Più lo si guarda, più diventa specchio del cielo, porta della città...”
Altro punto d’attrazione, questa volta paesaggistica, della zona è senza dubbio la valle del Tevere con il Lago di Corbara.
Per Jacques Camille Broussole, una voce lirica segnata dal tempo in cui scrive, il tardo ‘800, “...altre valli, altre colline si ripetono in lontananza, come un’eco, quasi all’infinito, e le ultime note sono ancora le più belle che si perdono nel mistero delle luci rosate e meravigliosamente addolcite..”
L’inglese William Davies, altra voce di letterato sulle orme del Grand Tour classico, lascia, invece, la propria testimonianza nell’opera “The pilgrimage of the Tiber from its source” (1873), ponendo particolare attenzione al fiume sacro ai romani: “... il Tevere incastrato nel lussureggiante fogliame, tratti di cielo azzurro si riflettevano tra gli argini (...) La scena era infinitamente varia: verdi di ogni tono e sfumatura, gruppi di alberi ondeggianti, cime dominanti, colline ondulate punteggiate da ville e fattorie...”
 
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